C’era una volta la biodiversità

Credo che le Giornate Mondiali siano un’occasione per fermarci. Fermarci e riflettere. Darci ancora un’altra possibilità.

Oggi è la Giornata Mondiale della Biodiversità e pensavo alle vecchie favole, quelle che iniziavano con “C’era una volta”. Oggi la favola recita una cosa tipo “C’era una volta la biodiversità“. Già c’era perché oggi, ahimè, vacilla. C’era un tesoro oggi quasi defraudato, distrutto, impoverito. Ma diversamente delle favole di una volta, qui la responsabilità è di tanti. Non c’è un solo nemico da combattere. Il nemico vero siamo noi che con la biodiversità e la vita ci giochiamo, come fosse una partita a scacchi, senza renderci conto che la posta in gioco è fin troppo alta.

Biodiversità. Ci avete mai pensato che valore abbia?
Per esempio è la grande bellezza del nostro pianeta.
È la vivacità delle barriere coralline e dell’universo fauna nel loro mondo di colori.
È l’espressione buffa di una delle simpatiche scimmie a rischio d’estinzione nel vecchio mondo.
È la possibilità di avere cibo, acqua ed energia e la speranza che un futuro sia ancora possibile.
È la formula, nemmeno tanto magica, che garantirebbe benessere a noi e all’Ecosistema.
È la certezza che tutto nel mondo di domani sia sorprendentemente in equilibrio.
È lo sguardo di sorpresa dei nostri nipoti di fronte a specie che rischiano di estinguersi
e poi il gusto dei colori a tavola da preservare con acquisti di frutta e verdura bio,
dove il prezzo è quello etico che garantisce di vivere anche a piccoli produttori.
Si legge in questa storia che sulla tavola delle persone che abitano lo stivale si sono persi almeno tre frutti su quattro: erano 8mila le varietà di frutta fino a qualche anno fa, oggi ne restano poco meno di 2mila. È questo quello che vogliamo?

Mi piacerebbe pensare che tutti vorremmo mantenere un mondo colorato. E allora dobbiamo fare uno sforzo. E insieme ce la possiamo fare. L’Italia in questo, almeno in questo, sembra avere uno dei primati più belli. Sì l’Italia, terra di allevatori pazienti e agricoltori meticolosi che grazie al loro lavoro quotidiano hanno salvato dall’estinzione 130 razze e riscoperto frutti e grani del passato.

Ecco perché mi piacciono le Giornate Mondiali, perché oltre alle stime allarmistiche è possibile raccontare le belle storie di impegno e di passione. Quelle che, per esempio, permetteranno di conservare quello che resta di questa terra che è risorsa vitale da mantenere e conservare, non fosse altro perché linfa per le economie globali e locali.

A cura di Viviana Bello.